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13 Luglio 2026È proseguito con una serata dedicata a una delle realtà più rappresentative dello sport altoatesino il ciclo 2026 di Storytellers: i grandi narratori dello sport raccontano il fair play, il percorso promosso nell’ambito di WeFairPlay per mettere al centro i valori più autentici dello sport attraverso il racconto di grandi protagonisti, vicende esemplari e memorie condivise. Il secondo appuntamento, ospitato lunedì 18 maggio alla Biblioteca civica di Bolzano, ha acceso i riflettori sull’Hockey Club Bolzano, simbolo sportivo e cittadino capace di attraversare epoche diverse mantenendo saldo il proprio legame con il territorio.
Al centro dell’incontro ci sono stati fair play, appartenenza, carriera sportiva e momenti di gloria di una squadra che ha segnato in modo profondo la storia dell’hockey italiano e dell’identità sportiva bolzanina. Non solo vittorie e trofei, ma anche il rapporto tra il club e la città, la dimensione educativa dello sport e il valore di una tradizione che continua a unire generazioni diverse, dentro e fuori dal ghiaccio.
A guidare la serata è stato Luca Tommasini, giornalista sportivo e responsabile della comunicazione dell’HCB Alto Adige Alperia, da anni impegnato nel racconto dell’hockey bolzanino attraverso le telecronache sportive. Accanto a lui sono intervenuti Martin Pavlu, Raimondo Refatti ed Enrico Dorigatti, tre figure che rappresentano stagioni diverse ma complementari della storia biancorossa: Martin Pavlu, ex capitano e tra i più grandi giocatori italiani di sempre; Raimondo Refatti, legato a una fase storica importante del club tra gli anni Sessanta e Ottanta; Enrico Dorigatti, espressione di una generazione più vicina al presente, cresciuta in biancorosso e protagonista di una lunga carriera con l’HCB.
Fondato nel 1933, l’Hockey Club Bolzano è una delle società storiche dell’arco alpino e la squadra più titolata dell’hockey italiano. Dalla pista di via Roma al Palaonda, oggi Sparkasse Arena, fino alla scelta di confrontarsi dal 2013 con la dimensione internazionale della ICE Hockey League, il club ha saputo rinnovarsi senza perdere il senso profondo della propria identità, diventando nel tempo un punto di incontro sportivo e culturale per la città.
Intervista a Luca Tommasini
Che valore ha, a suo avviso, un’iniziativa come WeFairPlay nel riportare al centro i temi della correttezza, del rispetto e dell’inclusione nello sport di oggi?
Ha un valore molto concreto, perché rimette al centro alcuni aspetti essenziali dello sport, che a volte rischiamo di dare per scontati. Spesso parliamo di fair play, rispetto e inclusione come principi importanti, ma poi rischiamo di lasciarli sul piano delle dichiarazioni. Invece progetti come WeFairPlay hanno il merito di trasformare questi valori in qualcosa di visibile, riconoscibile e condiviso.
Nel caso dell’hockey questo aspetto è ancora più interessante, perché parliamo di uno sport intenso, fisico, emotivamente molto coinvolgente. Proprio per questo il fair play non significa togliere energia o competitività, ma saperle vivere nel modo giusto: con rispetto dell’avversario, delle regole e del gioco stesso.
Nel contesto sportivo contemporaneo, quanto è importante continuare a raccontare non solo le vittorie e i risultati, ma anche i gesti, gli atteggiamenti e gli esempi che contribuiscono a costruire una cultura sportiva più sana?
È fondamentale, perché sono proprio i gesti a dare significato alle vittorie. I trofei restano nella storia, ma gli atteggiamenti restano nella memoria delle persone. E questo vale ancora di più in una comunità sportiva come quella dell’HCB, dove il rapporto tra squadra, tifosi e città si costruisce nel tempo anche attraverso esempi di serietà, appartenenza e rispetto.
Lo sport rischia sempre di essere letto solo attraverso classifiche, numeri e prestazioni. Sono aspetti importanti, naturalmente, ma non bastano a raccontarne il valore. Dietro ogni risultato ci sono comportamenti, relazioni, responsabilità e modi di stare dentro la competizione. Raccontare anche questo significa restituire allo sport una dimensione più completa.
In una serata dedicata all’Hockey Club Bolzano, quale ritratto pensa sia importante restituire del club, al di là dei successi e del palmarès?
Credo sia importante restituire il ritratto di una realtà che non coincide soltanto con le sue vittorie. L’HCB è naturalmente una società simbolo, con una storia straordinaria e un palmarès che parla da sé, ma la sua forza sta anche in ciò che ha rappresentato per la città nel corso dei decenni. È stato un punto di incontro, un riferimento collettivo, un luogo di appartenenza sportiva e anche culturale. Una squadra capace di attraversare generazioni diverse e di diventare parte dell’identità di una città da una storia sicuramente difficile, tra differenze linguistiche e culturali. Eppure l’HCB è anche questo: non solo vittorie e trofei, ma soprattutto ciò che ha significato e continua a significare per tante persone.
Martin Pavlu, Raimondo Refatti ed Enrico Dorigatti rappresentano epoche diverse della storia biancorossa. Che tipo di racconto può nascere dal dialogo tra queste esperienze?
Può nascere un racconto molto ricco, perché ogni epoca porta con sé un modo diverso di vivere lo sport, il club e il rapporto con la città. Mettere insieme figure che appartengono a stagioni differenti significa costruire una narrazione stratificata, nella quale il passato non è soltanto memoria o, in alcuni casi, nostalgia, ma diventa una chiave per leggere il presente.
Da una parte emergono i cambiamenti: il contesto ovviamente, ma anche i ritmi e la dimensione mediatica. Dall’altra restano alcuni elementi profondi che attraversano il tempo, come il valore della maglia e del gruppo, il legame con il pubblico e il rispetto per la storia di chi è venuto prima. È lì che si capisce davvero la continuità di una tradizione sportiva.
Nel percorso dell’Hockey Club Bolzano ci sono aspetti che, secondo lei, possono dialogare con i valori promossi da WeFairPlay, come il rispetto, l’autenticità, il coraggio e il senso dello sport vissuto nel modo giusto?
Sì, ci sono in modo molto evidente. L’Hockey Club Bolzano porta con sé una storia fatta di successi, ma anche di passaggi di trasformazione, con tante sfide e cambiamenti che hanno reso necessario imparare a rinnovarsi senza perdere la propria identità. Questo, di per sé, è già un messaggio molto forte: essere competitivi, sempre ambiziosi chiaramente, ma senza smarrire il proprio senso di appartenenza e il rispetto della propria storia.
C’è poi il tema della comunità. L’appartenenza nello sport può essere vissuta in modo chiuso oppure generativo. Nel caso dell’HCB, la storia racconta una realtà capace di unire e di diventare un punto di riferimento per pubblici diversi. Ed è in questa dimensione per noi quotidiana che valori come rispetto, autenticità e correttezza smettono di essere parole astratte e diventano non solo esperienza concreta, ma parte dell’esperienza sportiva.




